IL PESO DELLA SCRITTURA

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Qualche giorno fa, iniziando un nuovo blocco per gli appunti, ho pensato a quanto ho scritto negli ultimi anni e ne è venuta fuori questa fotografia.

In quei blocchi ci sono un intero romanzo e parti di altri, racconti, progetti, scalette, personaggi, spunti e tutto ciò che mi è saltato in testa e ho pensato potesse servire in futuro.

Eppure, scrivere, non è mai stato un peso, anzi spesso è uno sfogo.

In sei anni ho imparato a scrivere in qualsasi posto mi trovi, in treno o al bar mentre pranzo, per esempio. Non ho bisogno di silenzio come succede a molti, ma di osservare la vita che mi circonda e trarne un particolare che diventi un inizio, un incipit.

La scrittura è qualcosa di potente se usata bene, può modificare il modo di vedere le cose, può cambiare anche le persone.

Nel tempo ho capito che se provo dei sentimenti mentre scrivo qualcosa, sarà la stessa cosa per chi leggerà. Sapere che posso far ridere o piangere qualcuno, creare tensione o velocità scegliendo la giusta sequenza di parole, è affascinante, ma può diventare anche pericoloso.

Scrivere un racconto o un romanzo significa dover poi cessellare il contenuto, scolpire la storia attraverso i suoi personaggi per renderla unica, è farsi guidare da quelle creature che hai creato e che ti contestano le scelte che fai e si ribellano anche al loro destino.

Chi scrive lo sa, puoi progettare tutto a priori ma chi doveva morire non vuole e il cattivo ti serve invece in versione buono. Alla fine sono i personaggi a prendere il controllo della storia e a farti scegliere per loro.

La scrittura è un mondo affascinante dove puoi comprendere meglio anche te stesso. 

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