ESODO

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Oggi si parte.

Ci mettiamo tutti in viaggio verso una nuova casa, improvvisamente uniti per non soccombere. Non c’è stato tempo per fare controlli, per provare che tutto funzioni. Il progetto e la costruzione delle Api, così sono state chiamate le navi spaziali, è avvenuto in fretta, sulla terra per limitare i costi. Lo sforzo è stato comune, tutti i popoli, di qualsiasi credo, hanno lavorato uniti nel rispetto dell’uno e dell’altro per sopravvivere.

Ognuno di noi si è portato il minimo indispensabile, cibo e vestiti saranno uguali per tutti e ognuno avrà un alloggio di dimensioni adeguate al nucleo familiare, compresi gli animali domestici.

Le navi assomigliano molto a cilindri, ma con le estremità arrotondate, bianche con striature nere. Sono state rase al suolo molte città per preparare le piste di decollo e tutto è avvenuto in soli tre anni.

Sono seduto in una grande stanza insieme ad altre centinaia di persone, assicurato con delle cinture che mi fermano corpo e testa, e la partenza è imminente. In totale ogni nave porta mille civili, più duecentocinquanta addetti che faranno funzionare i sistemi fino a destinazione.

Ci è stato detto che balleremo parecchio prima di riuscire ad abbandonare l’atmosfera terrestre e forse qualcuno di noi non ce la farà.

La mia fidanzata, Beatrice, è su un’altra nave con i suoi genitori. Non potevamo stare insieme e questo spaventa sia me che lei, ho paura di perderla e non possiamo comunicare in alcun modo, per ora.

E’ stato chiesto a tutti di tenere un resoconto del viaggio, una sorta di diario da condividere con gli altri, ma non riesco a concentrarmi nell’uso del registratore mentale, sono molto nervoso. Sta iniziando il conto alla rovescia, scandito su un grande display, siamo quasi al buio e stiamo partendo di notte per sfruttare il canale più corretto per oltrepassare i pianeti esterni al nostro sistema solare. Questo è quello che dicono gli scienziati, e sarà un continuo decollo man mano che la notte coprirà le altre parti del mondo; in poche ore sul pianeta non resterà alcun essere umano e questo mi rende molto triste.

Ora sento la spinta dei motori che mi schiaccia sul sedile e capisco il motivo delle cinture sulla testa. La nave deve essersi già sollevata, ci sono delle grandi finestre ma sono chiuse oppure finte e non posso osservare fuori. Trema tutto e molte persone gridano, soprattutto i bambini.

Mi è quasi impossibile mantenere il collegamento mentale con il registratore.

L’ape cigola come se dovesse spezzarsi da un momento all’altro, spero che non duri molto perché anche se sono a digiuno comincio ad avere la nausea, devo chiudere il collegamento con in registratore.

Riprendo a scrivere dopo circa venti minuti, tanto ci è voluto per sfuggire all’attrazione terrestre, adesso riesco a mantenere stabile il collegamento e ho scoperto che le finestre sono grandi display collegati a delle telecamere esterne. Stiamo osservando tutti Gaia, si distinguono bene l’Africa e l’Europa con le luci delle città abbandonate rimaste accese, si vedono lampi rossastri e punti luminosi che si accendono e si spengono nell’atmosfera. Sono quelli che non vedranno Gaia Nova, così è stato battezzato il pianeta che ci ospiterà tra circa un anno di viaggio, sono i morti che conteremo alla fine del grande esodo di massa.

Le telecamere ora ci mostrano il nostro sole ingrossato che ha già divorato Mercurio e punta a Venere, dopo sarà il turno della Terra e i suoi oceani scompariranno per sempre. Visto da qui non fa così paura, eppure distruggerà tutto. Gli scienziati dicono che l’età del nostro sistema solare è stata calcolata male fin dall’antichità e che il sole è arrivato alla fine della sua vita, solo che non si aspettavano una tale velocità degli eventi.

In base ai nuovi calcoli il pianeta scoperto non ha ancora sviluppato vita intelligente e quindi è perfetto da colonizzare, assomiglia alla nostra Gaia anche se è formato da soltanto due continenti e questo è quello che è stato osservato dal più potente telescopio lanciato in orbita quasi cinque anni fa. Non c’è stato il tempo di inviare sonde per vedere tutto da vicino.

La nave ora si sta muovendo verso l’area d’incontro con le Api Regine, dopo Saturno, e anche nella disperazione gli esseri umani trovano il modo di dare dei nomi in codice a qualsiasi cosa. Quei vascelli apriranno un tunnel spaziale che ci porterà in un altro punto della nostra galassia e da lì, dicono, viaggeremo per un anno almeno prima di raggiungere il nuovo sistema solare formato da cinque pianeti. Lì solo il secondo pianeta può essere abitato e presenta condizioni molto simili alla vecchia e cara Gaia.

La nave viaggia veloce, ora possiamo passeggiare per i corridoi dopo aver preso possesso delle nostre camere e, in fondo, mi piace. E’ suddivisa in blocchi, in ogni corridoio è possibile consultare una mappa per orientarsi e ci sono diversi parchi artificiali con vista sullo spazio. C’è perfino un’oasi dove si può fare il bagno in un mare veramente salato, con addirittura il sole simulato con lampade particolari.

L’unico problema, in futuro, potrebbe essere dato dall’assenza del ritmo circadiano, ma dicono che in qualche modo sarà ricreato con le luci interne alla nave.

La gente sembra più propensa ad aiutarsi nella disperazione, molti stanno insegnando ai meno colti come usare determinati dispositivi. Ho incontrato tante persone che sognano una nuova vita in una società diversa da quella attuale e io vorrei essere uno dei pionieri della ricostruzione tecnologica nel nuovo pianeta. Ora siamo tutti uguali e non ci sono più ricchi o poveri, l’emergenza ha azzerato le classi sociali e tutti dovranno adeguarsi al nuovo sistema di vita.

In ogni corridoio c’è un display di considerevoli dimensioni in cui si può osservare qualsiasi cosa dentro il vascello e nello spazio esterno. Ora ho scelto di vedere Giove, non siamo molto distanti e una delle telecamere mostra il pianeta deformato, sta subendo l’influenza gravitazionale del sole. Appare come una palla da rugby, meno schiacciato però.

Beatrice è su una delle navi con cui stiamo formando uno sciame enorme, tanti piccoli punti banchi nello spazio siderale, e so che sta bene. Sto ritornando alla mia camera per provare a riposare un po’.

Riprendo a dettare dopo aver passato le ultime dodici ore nella mia stanza, ho parlato con Beatrice, ho consultato la nuova banca dati creata appositamente per trasmettere alle generazioni future la storia degli esseri umani e non mi ero mai interessato così tanto all’argomento fino ad oggi.

La mia camera fa parte di un piccolo alloggio che condividerò con i miei genitori, è confortevole e minimale, nel soggiorno c’è un tavolo che si nasconde nel pavimento e lascia spazio a un divano da cui si può guardare qualcosa sul grande display sulla parte opposta in metallo azzurrino. Il sistema di intrattenimento offre qualsiasi genere di film o serie televisive e presto avremo anche un notiziario per seguire il viaggio verso Gaia Nova.

Io ho uno spazio molto ristretto, giusto per farci stare il letto e un piccolo tavolino dove ho già appoggiato il mio nuovo computer quantico consegnatomi all’imbarco. Per comunicare è stata messa in piedi una rete particolare che possiamo usare con gli attuali comunicatori impiantati sotto pelle.

La camera dei miei genitori e poco più grande giusto perché ospita un letto matrimoniale. Il bagno non è male, c’è una doccia che consuma pochissima acqua perché sfrutta un nuovo sistema di pulizia a tubi luminosi che sono in grado di far cadere le particelle di sporco.

Non ho idea di come sia prodotta l’acqua, ma penso che sia riciclata, depurata e rimessa in circolo.

Guardando fuori mi sono accorto che l’Ape si è fermata ed è circondata da centinaia di altre navi, credo sia il momento del tuffo nel tunnel spaziale e nessuno sa come sarà. Non abbiamo avuto istruzioni particolari e probabilmente possiamo stare in qualsiasi posto della nave, ho deciso di restare nella mia stanza e aspettare l’apertura del tunnel, poi andrò a vedere l’oasi al livello trentadue dove mi aspettano i miei genitori.

Sta avvenendo qualcosa davanti alle navi, non riesco a calcolare la distanza, ma credo sia molto vicino. Le Api Regine tremano e ondeggiano in direzioni strane, anche le stelle in lontananza sembrano spostarsi. Mi aspettavo di veder comparire un buco nello spazio, qualcosa che desse l’impressione di volerci risucchiare, invece siamo davanti a una specie di velo tremolante.

Alcune navi si stanno muovendo verso la deformazione sparendo nel nulla, anche quella dove sono io sta seguendo la stessa rotta.

Ci siamo, guardo per l’ultima volta il sistema solare dove sono nato, Gaia è ormai sola, un puntino azzurrognolo che attende il suo destino, e io sono pronto per la nuova vita in un mondo alieno.

E’ il quattro ottobre del duemilacentodue e noi esseri umani siamo pronti a ricominciare tutto da capo.
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