LA MALATTIA

“Otto Ottobre duemilacentodue. Sono il dottor Martin Romig, medico di bordo della nave AX77248, una delle milioni di Api che stanno viaggiando verso Gaia Nova. Siamo nel tunnel spaziale che dovrebbe accorciare di quasi quindici anni il nostro viaggio e sono passati quattro giorni dei dieci che servono per uscirne.
Qui alcune persone hanno mostrato comportamenti anomali e ho deciso di inviare questo messaggio a tutte le navi della flotta per sapere se anche in altri vascelli si stanno verificando gli stessi problemi, per capire se solo qui la gente sembra impazzire.

Oggi si sono verificati cinque tentati suicidi, persone in perfetta salute ma che dicono di sentire delle voci e vedere delle ombre. Le analisi condotte sui pazienti non mostrano problemi cerebrali, tutti i test sono negativi, nessun virus portato dal pianeta, nessun campo elettromagnetico intenso che possa interferire con il cervello umano. I sintomi si stanno manifestando a macchia di leopardo su persone con diversa cultura e formazione scolastica.
Molti sono convinti si tratti dei fantasmi di chi è morto durante il decollo dal nostro amato pianeta. Stanno tornando a vivere superstizioni soppresse da almeno un secolo, ma credo che ci sia una ragione scientifica in tutto ciò che sta accadendo, solo che non sono ancora in grado di trovarla.

Nell’infermeria, ora, ho i cinque individui che hanno tentato di uccidersi delirando di avvenimenti futuri che dovrebbero accaderci se proseguiremo il viaggio. Alcune persone, che si sono presentate qui in mattinata, sostengono che siamo in balia delle sirene del cosmo che vogliono impossessarsi delle navi come accadeva secoli fa in mare.

Io credo che potremmo trovarci davanti a una sorta di male da assenza di punti fermi come la terra, questo creerebbe disorientamento e stress psicofisico nelle persone.

Devo trovare il modo di contenere la malattia prima che contagi tutte le persone sulla nave e, se dovesse propagarsi a tutto lo sciame, si rischierebbe l’estinzione di massa durante il viaggio. Prego di inoltrare questo messaggio a ogni medico presente nello sciame. Grazie.”

Martin rilesse mentalmente ciò che aveva dettato al sistema di archiviazione cerebrale, corresse alcuni errori e l’inviò a tutte le navi dello sciame. Il documento era scritto nella lingua universale riconosciuta da almeno cinquant’anni. Non poteva fare di più, doveva solo aspettare le risposte.

Nel tunnel c’erano circa cinque miliardi di persone, le perdite al decollo erano state di seicento milioni e significava che almeno tre miliardi di esseri umani erano rimasti a morire su Gaia.

Per Martin era una scelta inconcepibile.

Decise di lasciare il suo appartamento per gironzolare nella nave alla ricerca di indizi, parlare con le persone avrebbe potuto essergli d’aiuto e ne aveva a disposizione almeno duemila. Si recò al primo parco artificiale e cominciò a fare domande a qualsiasi persona gli capitasse a tiro. Dopo un’ora e almeno un centinaio di persone tra uomini e donne, l’unica risposta che aveva ottenuto era che nessun intervistato aveva avuto i sintomi della malattia, ma tutti ne avevano sentito parlare e pensavano che fosse soltanto un male legato alla nostalgia. Qualcuno sostenne che la colpa fosse di una donna che si interessava di esoterismo, sembrava che parlasse alla gente cercando di convincerla che ogni vita fosse la reincarnazione di quelle precedenti che avrebbero portato l’individuo all’evoluzione a cui era destinato. Il nome della donna era Laura Richt, una tedesca di quarantatré anni che aveva un alloggio nel sesto ponte. Martin cercò uno dei totem informativi ed eseguì l’accesso al sistema anagrafico della nave, digitò il nome della persona che cercava e ottenne il numero dell’alloggio, la fotografia e la posizione all’interno della nave.

Il Governo Unico Umano aveva emanato una legge che obbligava l’installazione sotto pelle di un sistema di comunicazione, identificazione, rilevazione dei segni vitali e tracciamento della posizione di ogni essere umano. Il dispositivo era alimentato dal corpo ospite e sfruttava la sua energia vitale. Questo chip aveva dato delle grandi possibilità ad ogni individuo, aveva creato una popolazione costantemente interconnessa, si poteva comunicare a distanza con amici e familiari da qualsiasi posto del pianeta e, conoscendo l’esatto identificativo, si poteva contattare qualsiasi altra persona. Purtroppo le Api non erano state predisposte per poter usare il sistema appieno ed era possibile comunicare mentalmente solo con persone all’interno della stessa nave, Martin però voleva parlare faccia a faccia con quella donna.

Arrivò al ponte sei cercando di abbreviare il più possibile il percorso e sperando che la donna non si fosse spostata altrove, il primo totem che incontrò gli confermò che Laura era ancora nel suo alloggio e lui era a meno di quaranta metri di distanza. La porta in acciaio dipinta di rosso era identica alla sua, Martin osservò l’etichetta sul piccolo sensore di prossimità e ci appoggiò l’indice sopra. La voce della donna si accese nel suo cervello con la classica domanda: “Chi è?”

“Salve, sono il dottor Martin Romig. Come medico di bordo dovrei farle alcune domande di salute.” rispose con il pensiero.

La porta si spostò di lato con un sibilo confermando che poteva entrare.

«Buon pomeriggio.» disse mentre varcava la soglia del piccolo soggiorno e le sue narici reagirono all’intenso odore di lavanda. Laura era seduta su una poltrona a scomparsa in pelle scura identica a quella che aveva anche lui. Indossava una sorta di tuta avvolgente rossa, il fisico asciutto della donna veniva messo in risalto dal tessuto che aderiva al seno e ai fianchi alla perfezione. L’abito faceva parte dello stock destinato ai civili in base al livello sociale e di istruzione. Quello indossato da Laura la poneva in un livello intermedio e orientato a chi faceva parte di gruppi religiosi o filosofici.

«Prego si sieda.» indicando con il dorso della mano destra un divanetto accanto a lei.

«Grazie.» Martin strinse la mano alla donna.

«Immagino sia qui per i casi di pazzia successi nelle ultime ore.»

«Sì.»

Laura giocava con una ciocca dei suoi capelli biondi, gli occhi scuri erano fissi su di lui senza tradire emozioni.
«Un bel grattacapo, vero?»

«La situazione è preoccupante, per me.» rispose Martin

«Si tratta di forme di vita eteree.»

«Non capisco di cosa stia parlando.»

«Lei è qui perché le hanno detto di cosa mi occupo, giusto?» Martin annuì «Allora mi ascolti bene.»

Laura si alzò, andò verso una parete la toccò con l’indice destro, si aprì una piccola fessura e ne tirò fuori un vassoio con due calici e una bottiglia di vino. Quando tornò a sedere appoggiò tutto su un tavolino emerso dal pavimento. Lo stesso che aveva anche lui.

«Dobbiamo festeggiare, siamo stati avvicinati da altre forme di vita.» Laura sorrise «Le persone che ha in infermeria sono state contattate da questi esseri senzienti che sono in grado di comunicare con noi sfruttando la nostra tecnologia mentale. Ci stanno avvertendo dottore, loro sanno che cosa accadrà quando arriveremo su Gaia Nova.»

La donna sollevò il bicchiere di vino rosso e Martin imitò il gesto per educazione, più che per aver capito cosa intendesse. Per lui era più fuori di testa dei sui pazienti.

«È difficile da capire, immagino. Lei è legato a tutto ciò che può vedere e dimostrare, ma anche noi umani siamo destinati a diventare come loro, fa parte dell’evoluzione e accadrà con certezza. Sempre che non ci autodistruggiamo prima, ed è di questo che vogliono parlarci.»

«Lei sta farneticando, ma sono più pazzo io ad essere venuto qui.» Martin non credeva a una sola parola, l’essere umano non poteva fare a meno del corpo e la scienza non mentiva.

«Lei è come gli altri, ha perso la sua spiritualità.» il viso sorridente cambiò espressione diventando triste «Sapevo che sarebbe venuto a cercarmi, speravo che fosse più irrazionale, ma mi sbagliavo.»

«Mi dispiace di averla delusa.» Martin sorrise «Purtroppo non riesco a pensare che ci possano essere forme di vita incorporee e intelligenti.»

«Sono intorno a noi, se si concentra potrà ascoltarli. Fanno molta fatica nel comunicare con noi, è un privilegio essere contattati.»

«Lei parla con questi esseri?» Martin voleva capire se si trovava davanti ai primi sintomi della malattia «Li capisce e non la spaventano?»

«Sì, parlano con me una volta al giorno e non ne ho paura. Erano nel nostro sistema solare quando abbiamo aperto il tunnel spaziale, hanno letto le nostre menti e hanno deciso di seguirci. Sono viaggiatori e cercano esseri evoluti come loro.»

«Noi non siamo come loro, però.»

«È vero, ma hanno visto il nostro potenziale e voglio aiutarci nel passaggio che avverrà in un tempo futuro. Se continueremo il viaggio verso Gaia Nova, andremo verso la guerra. Prima con altri esseri che non sono destinati all’evoluzione eterea e poi contro noi stessi per il dominio del nuovo sistema solare.»

«Quindi tentiamo di salvarci dal nostro sole impazzito per andare ad autodistruggerci altrove.» Martin si alzò, ne aveva abbastanza di quella donna «Mi perdoni, ma adesso devo andare a cercare la vera origine di questa malattia.» si avvicinò all’uscita e il pannello d’acciaio sibilò spostandosi verso destra.

«È stata una discussione interessante.» Laura lo fissava tesa «Mi chiedo se sulle altre navi ci siano persone come lei che possono parlare con questi esseri.»

“La ascolti.” una voce stridula di accese nella sua mente.

Martin di bloccò a metà tra l’alloggio e il corridoio esterno

“Siete in grave pericolo, dovete cambiare destinazione.”

«È uno di loro, vero?»

«Io…» Martin si portò ha mano destra sulla fronte spaziosa «Non è possibile.»

Mentre cadeva in ginocchio, la sua mente gli mostrò eventi che non avrebbe mai creduto, fatti che avrebbero davvero impattato sul viaggio e l’esistenza degli esuli.

«Devo fermare tutto questo.» si rialzò e guardò Laura che era sorridente «Noi due parleremo ancora. Ora devo pensare a come diramare l’allarme evitando che mi prendano per pazzo.

Martin corse via, doveva tornare nel suo studio e scrivere a un paio di persone influenti che gli dovevano dei favori.

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